Domenica 27 maggio 2012 hai un'ottima occasione per passar una giornata a Villa Bartolomea in provincia di Verona e di goderti lo scintillante FUORI DI VESPA 2%, motoraduno con musica, bevande, risotti, panini e tanta ottima compagnia per una domenica unica nel suo genere.
Giunto alla seconda edizione, FUORI DI VESPA si sta imponendo come un must per le illustri presenze e i personaggi che vi partecipano.
In pratica, manchi solo te...
Dov'è Villa Bartolomea?
Materiali indiscriminati
Disegnini e pensierini di Federico Rettondini per un mondo migliore, una società felice e un futuro di pace.
venerdì 25 maggio 2012
venerdì 18 maggio 2012
La guerra dei droni
In realtà sull'argomento si sa poco, quel poco che si sa non è nemmeno certo che sia vero; perché quando si tratta di armi innovative succede spesso che la propaganda si mescoli con il segreto militare, sviluppando leggende metropolitane e miti tecnologici che spesso si rivelano semplici bufale per spaventare il nemico.
Una cosa certa è che in questi ultimi anni, le esperienze in Afghanistan e Iraq hanno sviluppato e dato nuovo impulso alla guerra a distanza: la guerra dei droni.
Il primo a calcare il palcoscenico della cronaca è stato il RQ 170 soprannominato la Bestia di Kandahar perchè per almeno tre anni nessuno riusciva a capire che caspita era ed a che cosa servisse quello strano aereo che talvolta solcava il cielo afghano.
Della Bestia, si sapeva solo che esisteva ma nessuno riusciva a capirne l'impiego, se solo ricognitivo o anche d'attacco; bisognerà attendere il 2010 perché la Lockheed confermasse la produzione in serie del velivolo e sembra che sia stato utilizzato proprio come ricognitore dei Navy Seals nella missione di Abbottabad conclusasi con la morte di Osama Bin Laden: naturalmente il Pentagono, com'è d'uso, si è rifiutato di fornire dettagli sulla vicenda.
Così, sempre rivelatosi nel blitz di Abbottabad, è il misterioso elicottero caduto nella missione, a prima vista sembra un Blackhawk, ma uno sguardo più attento ne rivela caratteristiche diverse, tra cui una sorta di pittura antiradar e dettagli costruttivi utili, secondo alcuni, a ridurre il rumore di pale e motore. Quello che si sa e per quanto dicono gli articolisti esperti in tecnologia militare, sembra si tratti di un vecchio progetto ripreso e infine sviluppato per fornire ai reparti speciali un veicolo silenzioso e invisibile, nonchè costosissimo.
Nonostante il dirottamento di un drone da parte degli iraniani, gli States non mollano la ricerca nel settore e continuano a sviluppare prototipi a raffica, testando diverse specializzazioni, sembra anche che in collaudo ci sia un mini-shuttle che preoccupa non poco le autorità cinesi.
La ricerca di sofisticati apparecchi di morte senza pilota sembra sia molto ben vista dall'entourage politico-militare nord americano che forse vuol togliersi definitivamente dalle palle quei fastidiosi morti in battaglia.
Forse le guerre dei droni non sono lontane, forse è solo propaganda, di certo è solo stupida guerra.
Droni letali ma fragili
Una cosa certa è che in questi ultimi anni, le esperienze in Afghanistan e Iraq hanno sviluppato e dato nuovo impulso alla guerra a distanza: la guerra dei droni.
Il primo a calcare il palcoscenico della cronaca è stato il RQ 170 soprannominato la Bestia di Kandahar perchè per almeno tre anni nessuno riusciva a capire che caspita era ed a che cosa servisse quello strano aereo che talvolta solcava il cielo afghano.
Della Bestia, si sapeva solo che esisteva ma nessuno riusciva a capirne l'impiego, se solo ricognitivo o anche d'attacco; bisognerà attendere il 2010 perché la Lockheed confermasse la produzione in serie del velivolo e sembra che sia stato utilizzato proprio come ricognitore dei Navy Seals nella missione di Abbottabad conclusasi con la morte di Osama Bin Laden: naturalmente il Pentagono, com'è d'uso, si è rifiutato di fornire dettagli sulla vicenda.
Così, sempre rivelatosi nel blitz di Abbottabad, è il misterioso elicottero caduto nella missione, a prima vista sembra un Blackhawk, ma uno sguardo più attento ne rivela caratteristiche diverse, tra cui una sorta di pittura antiradar e dettagli costruttivi utili, secondo alcuni, a ridurre il rumore di pale e motore. Quello che si sa e per quanto dicono gli articolisti esperti in tecnologia militare, sembra si tratti di un vecchio progetto ripreso e infine sviluppato per fornire ai reparti speciali un veicolo silenzioso e invisibile, nonchè costosissimo.
Nonostante il dirottamento di un drone da parte degli iraniani, gli States non mollano la ricerca nel settore e continuano a sviluppare prototipi a raffica, testando diverse specializzazioni, sembra anche che in collaudo ci sia un mini-shuttle che preoccupa non poco le autorità cinesi.
La ricerca di sofisticati apparecchi di morte senza pilota sembra sia molto ben vista dall'entourage politico-militare nord americano che forse vuol togliersi definitivamente dalle palle quei fastidiosi morti in battaglia.
Forse le guerre dei droni non sono lontane, forse è solo propaganda, di certo è solo stupida guerra.
Droni letali ma fragili
domenica 13 maggio 2012
Il Manager prossimo venturo
Le aziende, piccole o grandi che siano, sono fatte di persone. Sono le qualità delle persone, la loro strutturazione gerarchica e le relazioni tra di esse che, di fatto fanno l'azienda. Spesso, sopratutto nelle aziende della old economy, esperienza, competenza e capacità sono considerati elementi premianti nell'ottenere posizioni chiavi. Il punto debole di questo metodo, sembra sia il fatto che oggi in molte aziende, nelle posizioni chiave, ci siano manager che vengono ancora pesantemente condizionati dai mass media tradizionali e faticano a vedere e capire le potenzialità del web che richiede per loro un approccio diverso, che forse non hanno mai considerato.
All'interno dell'azienda, la comprensione delle potenzialità dell'offerta digitale diventa perciò una scelta consapevole del manager o imprenditore che deve far propria questa cultura e approcciarsi attivamente con essa in modo di entrare a pieno titolo in quell'ecosistema chiamato Enterprise 2.0.
Il concetto di Impresa 2.0 intende l'insieme di approcci organizzativi e tecnologici basati sul coinvolgimento diffuso, la collaborazione e la condivisione, con lo scopo di favorire lo sviluppo di reti sociali interne ed esterne all'organizzazione che, interagendo creano un flusso di dati e informazioni utili per capire lo stato delle cose e raccogliere informazioni utili per la vendita di prodotti o l'immagine dell'azienda.
Questo significa che sono necessarie competenze specifiche indirizzate alla tecnologia digitale, ed al suo utilizzo; purtoppo, nonostante la congiuntura economica, la domanda di persone con reali competenze digitali e alta, ma l'offerta è ancora ridotta a pochi professionisti che, investendo nel proprio si sono informati nel settore operando con serietà e competenza.
Knowledge governance e dintorni
All'interno dell'azienda, la comprensione delle potenzialità dell'offerta digitale diventa perciò una scelta consapevole del manager o imprenditore che deve far propria questa cultura e approcciarsi attivamente con essa in modo di entrare a pieno titolo in quell'ecosistema chiamato Enterprise 2.0.
Il concetto di Impresa 2.0 intende l'insieme di approcci organizzativi e tecnologici basati sul coinvolgimento diffuso, la collaborazione e la condivisione, con lo scopo di favorire lo sviluppo di reti sociali interne ed esterne all'organizzazione che, interagendo creano un flusso di dati e informazioni utili per capire lo stato delle cose e raccogliere informazioni utili per la vendita di prodotti o l'immagine dell'azienda.
Questo significa che sono necessarie competenze specifiche indirizzate alla tecnologia digitale, ed al suo utilizzo; purtoppo, nonostante la congiuntura economica, la domanda di persone con reali competenze digitali e alta, ma l'offerta è ancora ridotta a pochi professionisti che, investendo nel proprio si sono informati nel settore operando con serietà e competenza.
Knowledge governance e dintorni
lunedì 7 maggio 2012
Perchè regalare clienti a Facebook?
Nei prossimi anni vedremo un grosso espandersi della diffusione di dispositivi portatili quali smartphone e tablet, un po' dura la vedo per i netbook che, a rigor di logica, dovrebbero vedersi rimpiazzati dai più comodi tablet. A questo, possiamo aggiungere che, sebbene non lo vediamo, nascono nuove piattaforme e nuovi protocolli che ogni giorno amplificano, velocizzano, migliorano il rapporto tra le diverse entità della rete.
Questo mutare delle cose fa si che i modelli di marketing tradizionale non siano più validi, perchè cambia pesantemente il rapporto che il cliente ha con il produttore e viceversa. la rivoluzione del web2.0 iniziata dieci anni fa ed ora forse giunta a sua completa maturazione, ha dato agli utenti il potere di creare contenuti web, facilitando lo scambio interpersonale di opinioni. Se teniamo conto che i due terzi degli internauti frequenta social network di vario genere, potete rendervi conto come questo passa parola possa avere effetti positivi o negativi a seconda dei casi.
Teniamo poi conto che il web delle directory, delle categorie è defunto e tutte le sue dinamiche interne si muovono sulla logica delle parole chiave, delle app che creano un sistema interconnesso con un potenziale veramente incredibile.
E' un mondo che fatica ad essere compreso dalle piccole e medie aziende che potrebbero trovare in questa realtà un modus per farsi conoscere sul mercato ed ai potenziali clienti. C'è da tener presente che questi potenziali non si limitano ai social network, anzi, necessitano d'essere integrati con siti di proprietà dove l'azienda può costruire un suo dialogo privilegiato ed interattivo con i propri referenti e poi, magari, utilizzare i social network come veicoli di diffusione dei messaggi.
Il valore gli utenti "portati a casa" viene spesso sottovalutato, affidarsi a servizi terzi, magari gratuiti, si paga con la perdita o la condivisione di quelle informazioni che in realtà sono le più importanti nei modelli competitivi di oggi.
Quello che gli esperti segnalano, il problema da risolvere, non è tanto la mancanza di investimenti delle aziende nelle nuove tecnologie mediatiche, ma la mancanza di un cambiamento culturale ed organizzativo che possa trovare in queste nuove opportunità un suo utilizzo adeguato generando risultati apprezzabili.
Leggi il marketing su Facebook
Questo mutare delle cose fa si che i modelli di marketing tradizionale non siano più validi, perchè cambia pesantemente il rapporto che il cliente ha con il produttore e viceversa. la rivoluzione del web2.0 iniziata dieci anni fa ed ora forse giunta a sua completa maturazione, ha dato agli utenti il potere di creare contenuti web, facilitando lo scambio interpersonale di opinioni. Se teniamo conto che i due terzi degli internauti frequenta social network di vario genere, potete rendervi conto come questo passa parola possa avere effetti positivi o negativi a seconda dei casi.
Teniamo poi conto che il web delle directory, delle categorie è defunto e tutte le sue dinamiche interne si muovono sulla logica delle parole chiave, delle app che creano un sistema interconnesso con un potenziale veramente incredibile.
E' un mondo che fatica ad essere compreso dalle piccole e medie aziende che potrebbero trovare in questa realtà un modus per farsi conoscere sul mercato ed ai potenziali clienti. C'è da tener presente che questi potenziali non si limitano ai social network, anzi, necessitano d'essere integrati con siti di proprietà dove l'azienda può costruire un suo dialogo privilegiato ed interattivo con i propri referenti e poi, magari, utilizzare i social network come veicoli di diffusione dei messaggi.
Il valore gli utenti "portati a casa" viene spesso sottovalutato, affidarsi a servizi terzi, magari gratuiti, si paga con la perdita o la condivisione di quelle informazioni che in realtà sono le più importanti nei modelli competitivi di oggi.
Quello che gli esperti segnalano, il problema da risolvere, non è tanto la mancanza di investimenti delle aziende nelle nuove tecnologie mediatiche, ma la mancanza di un cambiamento culturale ed organizzativo che possa trovare in queste nuove opportunità un suo utilizzo adeguato generando risultati apprezzabili.
Leggi il marketing su Facebook
giovedì 12 aprile 2012
GLI INCUBI LEGHISTI DEI BARBARI SOGNANTI
Ma davvero credevi che con tutto quello che sta succedendo in casa leghista, e in casa Bossi, potessi perdere questa ghiotta occasione per dire le mie quattro sciocchezze.
Innanzi tutto, tanto per rompere il ghiaccio, il Roberto Maroni si dimostra come al solito almeno una spanna più in alto dei suoi compagni di partito. A differenza delle varie minchiate del Sole delle Alpi e dell'ampolla dell'acqua del fiume sacro, il Maroni fa centro con l'etichetta di Barbari Sognanti.
Fa centro perchè con queste semplici parole descrive esattamente l'essenza della lega e dei leghisti; i leghisti sono barbari, nel senso che gli antichi greci davano agli stranieri. (vedi Wikipedia) perchè per me i Padani non sono italiani, nemmeno europei, sono clandestini; Sognanti, perchè è il mondo dei sogni quello in cui vivono.
Pensate alla mitica terra denominata Padania, la nazione che non esiste, l'Isola che non c'è di Peter Pan (anche lui dalla camicia verde). La Padania è una strana nazione, non esiste, perché la Padania non esiste, ma ha già un parlamento che la amministra: il Parlamento Padano.
Ma questo non è tutto, figuriamoci che la classe politica della Padania CheNonEsiste, si sta dimostrando corrotta come quella di una nazione reale, non solo...la roba più incredibile è che la classe politica della Padania CheNonEsiste ha provato ad esportare illecitamente all'estero importanti somme di denaro! Che se ci pensate, non è roba da poco amministrare male e frodare una nazione CheNonEsiste. Provaci te se sei capace!
Come se non bastasse, in questi giorni, nel Parlamento della Padania CheNonEsiste c'è pure stato un colpo di stato ed il regime ha avuto una sorta di ribaltone. E tutto questo è avvenuto in nome di uno stato che non esiste, di un popolo che non esiste, di una nazione che non esiste.
Se non nei pensieri psichedelici dei Barbari Sognanti.
Innanzi tutto, tanto per rompere il ghiaccio, il Roberto Maroni si dimostra come al solito almeno una spanna più in alto dei suoi compagni di partito. A differenza delle varie minchiate del Sole delle Alpi e dell'ampolla dell'acqua del fiume sacro, il Maroni fa centro con l'etichetta di Barbari Sognanti.
Fa centro perchè con queste semplici parole descrive esattamente l'essenza della lega e dei leghisti; i leghisti sono barbari, nel senso che gli antichi greci davano agli stranieri. (vedi Wikipedia) perchè per me i Padani non sono italiani, nemmeno europei, sono clandestini; Sognanti, perchè è il mondo dei sogni quello in cui vivono.
Pensate alla mitica terra denominata Padania, la nazione che non esiste, l'Isola che non c'è di Peter Pan (anche lui dalla camicia verde). La Padania è una strana nazione, non esiste, perché la Padania non esiste, ma ha già un parlamento che la amministra: il Parlamento Padano.
Ma questo non è tutto, figuriamoci che la classe politica della Padania CheNonEsiste, si sta dimostrando corrotta come quella di una nazione reale, non solo...la roba più incredibile è che la classe politica della Padania CheNonEsiste ha provato ad esportare illecitamente all'estero importanti somme di denaro! Che se ci pensate, non è roba da poco amministrare male e frodare una nazione CheNonEsiste. Provaci te se sei capace!
Come se non bastasse, in questi giorni, nel Parlamento della Padania CheNonEsiste c'è pure stato un colpo di stato ed il regime ha avuto una sorta di ribaltone. E tutto questo è avvenuto in nome di uno stato che non esiste, di un popolo che non esiste, di una nazione che non esiste.
Se non nei pensieri psichedelici dei Barbari Sognanti.
lunedì 26 marzo 2012
I balconi del diavolo
Sui Balconi del Diavolo in realtà nessuno sa molto. Chiedendo in giro non si ottengono buone risposte. Si parla delle solite cose, di sabba, di oscure presenze, fuochi fatui; ma si tratta solo di dettagli vaghi, di cose per sentito dire e non c'è, a dire il vero, alcun racconto o anedotto degno di essere considerato.
A vederli di giorno, i Balconi del Diavolo, sono semplici massi, inermi ed indeffessi come qualsiasi altra roccia. La zona circostante non ha nulla di arcano o di magico, anche se d'inverno, quando le nubi si fanno nebbia e le fronde degli alberi diventano artigli, è vero che il tutto diventa più spettrale: ma non certo più spettrale e triste di qualsiasi altro luogo dei paraggi.
Ma nonostante questo, se vi fermate in quel luogo in una qualsiasi notte di luna piena, potete notare come quelle rocce immemori riflettano una luce bluastra e fredda che non mancherà di farvi correre un sottile brivido lungo la schiena.
Sarà in quel preciso istante che, forte, vi prenderà il rammarico di esservi fermati ai Balconi del Diavolo.
Leggende di montagna
sabato 10 marzo 2012
Il Legionario
Sapeva di essersi definitivamente perso, ma nonostante questo cercava tra le rocce, nel disegno degli alberi e nelle radure, un tronco secco, una pietra oppure un qualsiasi riferimento che lo aiutasse a ritrovare la via.
Si muoveva prudente tra i sentieri appena abbozzati, tra la folta vegetazione, nel brusio degli insetti e nei fischi lontani dei rapaci. La strada era infida e sconosciuta, camminando con pazienza e cautela.
Ancora non disperava, perchè il tramonto era lontano, ma ogni qualvolta abbassava lo sguardo per vedere dove posava i piedi, notava che i sassi ed i detriti sul sentiero, sembravano disegnare una freccia che gli indicava la direzione. Era questione di un’attimo giusto nel momento in cui calava lo sguardo. Poi la forma svaniva, ne perdeva i contorni e non era più in grado di definirla. Certo era che, in quel dedalo boscoso di stretti camminamenti, egli stava seguendo una direzione precisa. Lo aveva capito perchè, in quelle due ore di cammino il paesaggio era mutato: gli alberi si erano fatti più anziani ed il sottobosco più fitto. Era chiaro che da molto tempo, in quel posto nessuno era venuto a far legna.
Aveva dovuto lasciare lo scudo, che si era fatto peso ed ingombrante, tenendosi ben stretto il gladio perchè ben sapeva che la sua uniforme non era ben vista dalle genti del posto. Ma dopo ore ed ore di cammino, ancora non aveva incontrato nessuno.
Dov'erano ora i suoi commilitoni, la legione diretta verso i passi del nord per ricacciare i nomadi barbari che infestavano la pianura? Nemmeno si ricordava in che frangente li aveva persi di vista, teso com'era nel seguire il sentiero misterioso che le pietre sembravano indicargli.
Ed ad un tratto il bosco si aprì su in ampia radura erbosa baciata da un sole insolitamente caldo, la stanchezza si fece sentire e, nel folto dell'erba si perse l'indicazione del suo destino. Non poteva esserne certo, ma qualcosa gli diceva d'essere giunto alla meta del suo cammino.
Si sedette su di una roccia, per cercar riposo, mentre s'immergeva quel remoto luogo di pace, gli giunsero i guaiti dei lupi nel bosco.
Leggende di Roma Antica
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